Cap 3 - UNA STRANA CENA
lettoaletto69
Ma Elena non si accorge di nulla.
È ancora lì, davanti a me, i suoi occhi verdi che mi bruciano. La sua mano è ancora sul mio membro, le sue dita che ne sentono il calore, la durezza, l'evidenza. Poi, senza dire una parola, si alza sulle punte dei piedi e mi prende il viso tra le mani.
Il bacio che mi dà è appassionatissimo, profondo, quasi selvaggio. La sua lingua entra nella mia bocca con una sicurezza che non le conoscevo, e per un momento dimentico dove siamo, dimentico la pizza che sta arrivando, dimentico Alyssa, dimentico tutto. Esistono solo le sue labbra, il suo corpo che preme contro il mio, il calore che si irradia da lei.
Poi, lentamente, si stacca. I suoi occhi non lasciano i miei mentre comincia a scendere. Prima si inginocchia, un movimento fluido e naturale, come se avesse sempre saputo di dover fare proprio questo. Le sue mani risalgono lungo le mie gambe, sfiorano la pelle nuda, si fermano sull'orlo dei boxer.
Non dico nulla. Non posso.
Con un movimento lento, quasi cerimoniale, mi abbassa le mutande. Sento l'aria fresca del negozio sulla pelle che fino a un momento prima era coperta, e poi sento la sua lingua.
Comincia dalle palle, un percorso lento, umido, che risale lungo tutto il mio membro. Ogni movimento è una carezza, ogni passaggio una promessa. La sua lingua percorre ogni centimetro, dalla base fino alla punta, con una lentezza che è quasi dolorosa nella sua intensità. Poi, senza esitazione, mi prende in bocca.
Sento il calore. Sento la voglia di lei. Sento tutto.
Il mondo intorno a me si offusca. La luce soffusa del negozio, gli specchi che riflettono la nostra immagine, l'odore dell'incenso e della birra... tutto diventa sfocato, lontano. Esisto solo attraverso il contatto della sua bocca, il movimento della sua lingua, il ritmo che sta creando.
Sento che quasi scoppio. La tensione è al limite, il mio corpo che trema, le mani che afferrano i suoi capelli neri senza nemmeno accorgermene.
E poi, in quel momento, sollevo lo sguardo.
Alyssa è lì.
In piedi, dietro la tenda, ci sta guardando. La tenda è socchiusa di qualche centimetro, e il suo viso è in ombra, ma riesco a vedere i suoi occhi verde scuro che brillano. Non si muove, non fa cenno di allontanarsi. È semplicemente lì, a guardare.
Elena, in qualche modo, se ne accorge. Forse è il mio respiro che cambia, forse è il mio corpo che si tende, forse è semplicemente la sua capacità di leggermi dentro. Sta ancora eseguendo la stessa scena, il movimento lento e misurato della sua bocca, ma so che ha capito.
Continua ancora due volte, lentamente, con la stessa intensità di prima. Poi, come se nulla fosse, si ferma. Mi guarda, mi sorride, e con un movimento delicato mi richiude l'accappatoio, coprendomi.
Si alza, lentamente, e si gira verso la tenda.
"Grazie, Alyssa" dice con voce calma, quasi fosse la cosa più naturale del mondo. "La cena è arrivata?"
Alyssa spinge la tenda, il suo viso ora in piena luce. Non sembra imbarazzata, non sembra in imbarazzo. C'è solo un leggero sorriso sulle sue labbra, un sorriso che sa di approvazione.
"Sì" risponde, con la stessa voce calma. "La cena è arrivata. E vedo che anche l'antipasto è stato servito."
Elena ride, una risata leggera e sincera, mentre si sistema l'accappatoio.
"Antipasto" ripete, gustandosi la parola. "Mi piace come suona."
Io, nel frattempo, nascondo i boxer nella tasca dell'accappatoio con un movimento che spero sia discreto. Ma so che entrambe hanno visto tutto. E forse, proprio per questo, va bene così.
"Allora" dico, cercando di ritrovare la voce, "si mangia?"
Alyssa annuisce, indicando il tavolo dove ha già posato le scatole della pizza. "Si mangia. Ma prima..." fa una pausa, guardando prima Elena, poi me, "...prima, voglio che sappiate una cosa."
Si avvicina al tavolo, appoggia le mani sulla sedia, e ci guarda con un'espressione che non avevo mai visto prima. Non è la commessa, non è la professionista. È semplicemente una donna che ha appena assistito a qualcosa di bello.
"Quello che ho visto... non è stato solo erotico. È stato onesto. Voi due vi amate davvero. E questo, in un posto come questo, è più raro di quanto pensiate."
Elena si avvicina a me, mi prende la mano, e stringe.
"Lo so" dice, guardando Alyssa. "E per questo non abbiamo paura."
Ci sediamo. La pizza è ancora calda. Le birre sono fredde. E la serata, in qualche modo, è appena cominciata.
Mangiamo conversando del più e del meno. Le pizze sono buone, calde, il formaggio fila ancora, e le birre ghiacciate fanno il loro dovere. Parliamo di tutto e di nulla: del tempo che sta diventando fresco, del negozio, dei clienti strani che capitano, delle modelle che provano i capi e poi non li comprano mai. Alyssa racconta aneddoti divertenti, Elena ride, e io mi lascio trascinare da quella strana normalità che si è creata.
Ma ogni tanto guardo Elena.
E la vedo.
Non sta guardando me. I suoi occhi verdi sono puntati su Alyssa, e c'è qualcosa in quello sguardo che non avevo mai visto prima. Non è solo ammirazione per la sua bellezza, per il suo portamento, per le sue mani curate che si muovono mentre parla. È qualcosa di più profondo.
Alyssa sta raccontando un'altra storia, una delle sue tante, e mentre parla le sue mani disegnano gesti nell'aria, e le unghie nere con i brillantini catturano la luce soffusa. Elena segue quei movimenti con gli occhi, come se fosse ipnotizzata. Il suo sguardo si posa sulle labbra di Alyssa mentre parlano, sui suoi occhi verde scuro che brillano, sul suo collo lungo e slanciato che emerge dall'accappatoio bianco.
Elena si morde il labbro inferiore, un gesto che conosco bene, che fa sempre quando qualcosa la attrae ma non vuole dirlo. La sua mano, sotto il tavolo, stringe la mia più forte, come se stesse cercando un punto di ancoraggio.
Non so cosa stia pensando. Forse è solo la bellezza di Alyssa che la colpisce. Forse è il desiderio di esplorare qualcosa che non ha mai esplorato. Forse è semplicemente il gioco che stiamo giocando, che sta prendendo pieghe che non avevo previsto.
Una volta, Alyssa si volta verso di lei per chiederle se la birra è abbastanza fredda, e per un secondo i loro occhi si incontrano. Elena non risponde subito. Rimane lì, immobile, come se fosse stata colta in fallo. Poi sorride, un sorriso che sa di imbarazzo e di desiderio mescolati insieme.
"Sì" dice finalmente, la voce un filo più alta del normale. "È perfetta."
Alyssa sorride, e per un momento i suoi occhi si fermano su Elena un attimo più del necessario. Poi torna a parlare, come se nulla fosse.
Elena si accorge che la sto guardando. I suoi occhi incontrano i miei, e per un secondo vedo in loro una domanda silenziosa. Poi sorride, un sorriso che sa di complicità, e la sua mano trova la mia sotto il tavolo. Stringe. Non dice nulla. Ma quel gesto basta.
Alyssa intanto parla, racconta di un cliente che una volta è entrato chiedendo una bambola gonfiabile e ne è uscito con un abito da sera per sua moglie. Elena scoppia a ridere, ma mentre ride i suoi occhi sono ancora su Alyssa, e qualcosa in quello sguardo mi dice che non è solo la storia a divertirla.
"E tu?" chiede Elena a un certo punto, con un tono che sembra casuale ma che io so non esserlo. "Tu hai mai avuto una storia con un cliente?"
La domanda cade nell'aria come un petalo. Alyssa solleva un sopracciglio, poi sorride. "Sono una professionista, Elena. Il mio lavoro è consigliare, non... partecipare."
Ma c'è qualcosa nella sua voce che dice il contrario. O forse sono solo io che sto leggendo troppo.
Elena annuisce, ma i suoi occhi restano su Alyssa un secondo di più. Poi si volta verso di me, e vedo qualcosa nei suoi occhi che non so interpretare. Non è colpa, non è imbarazzo. È come se avesse scoperto una parte di sé che non conosceva, e non sapesse ancora cosa farne.
La cena finisce. Le pizze sono solo ricordi, le birre quasi vuote. Alyssa raccoglie i piatti e le scatole con gesti rapidi, li porta in un angolo e si volta verso di noi.
"Bene" dice, con un tono che è di nuovo professionale ma non del tutto. "È ora di riprendere il lavoro. Se volete andare al club e concludere degnamente la serata."
Elena si alza, ma invece di dirigermi verso il camerino si volta verso Alyssa. C'è qualcosa nei suoi occhi, una luce che non avevo mai visto prima.
"E tu che farai?" chiede Elena, la voce più bassa del solito.
Alyssa rimane in silenzio per un secondo. Poi un sorriso lento le si dipinge sul volto, un sorriso che non è né professionale né malizioso, ma semplicemente sincero.
"Non lo so" dice, passandosi una mano tra i capelli rossi. "Dopo avervi conosciuto, dopo tutto questo... penso che stasera andrò in discoteca."
Elena solleva un sopracciglio. "In discoteca?"
Alyssa annuisce, e per un momento i suoi occhi verde scuro sembrano più profondi del solito. "Sì. A cercare di rimorchiare. Per saziare la tensione sessuale di oggi." Fa una pausa, poi aggiunge con un sorriso che è quasi imbarazzato: "Non è facile, sai, fare questo lavoro e poi tornare a casa da sola. Vedi coppie come voi, vedi quello che avete... e ti viene voglia di qualcosa. Anche solo per una notte."
Il silenzio cade tra noi. Elena la guarda, e io vedo i suoi occhi che si fanno più morbidi.
"Capisco" dice Elena, piano. "Più di quanto pensi."
Alyssa sorride, maliziosamente e poi "Andiamo dai … bisogna muoversi"
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